Complottismo

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Complottismo

Messaggio  u iandr il Mar Set 18, 2012 9:23 am

interessante spunto...

Quello che viene chiamato spregiativamente complottismo, è niente altro che l’esercizio dell’intelligenza critica che non si accontenta delle versioni ufficiali, sapendo che le vere motivazioni degli eventi sono molto spesso tenute nascoste. Purtroppo è frequente che nella ricerca di ciò che sta sotto ci si avventuri in ipotesi bizzarre che finiscono con lo screditare anche gli approfondimenti seri.

È il caso di chi nega che lo sbarco dell’uomo sulla Luna sia realmente avvenuto. Costoro sostengono che nel 1969, con i computer primitivi di allora, non c’era una tecnologia che consentisse quell’impresa. L’Apollo 11 orbitava attorno alla Luna, con un cosmonauta a bordo, da esso si staccò il modulo di esplorazione lunare, LEM, che scese sulla Luna con due cosmonauti. Per il ritorno, il LEM si levò dal suolo lunare e si ricongiunse in orbita con l’astronave madre. Un’impresa audace ma già provata sia dagli americani che dai sovietici, perché agganci in orbita attorno alla Terra erano già stati sperimentati con successo. Quanto a particolari che renderebbero sospetta l’impresa, sono facilmente confutabili. L’obiezione più clamorosa è quella secondo cui, non essendoci atmosfera sulla Luna, la bandiera americana non poteva sventolare, cosa che invece appare in qualche sequenza. Ebbene, proprio perché sul nostro satellite non c’è atmosfera, quella bandiera era intessuta con fili di ferro, affinché restasse tesa. Il movimento rotatorio impresso all’asta da Armstrong per fissarla al terreno, come quello di chi pianta un paletto nella sabbia, fece sì che il drappo vibrasse. Una spiegazione semplice e convincente. È vero che le tante persone che lavoravano al progetto, essendo militari o militarizzate, potevano essere indotte al silenzio, come successe alle decine di persone del caso Ustica, piloti, controllori di volo, radaristi, nessuno dei quali smentì la tesi ufficiale del cedimento strutturale del velivolo. Ma è vero anche che quell’impresa americana fu un colpo durissimo al prestigio dell’URSS, un colpo forse fatale. Dunque, se i servizi segreti sovietici, una delle poche istituzioni efficientissime del regime, avessero sospettato che si trattava di un falso, l’avrebbero denunciato. L’URSS aveva anche i mezzi per smascherarlo. Gli oggetti lasciati sulla Luna restano inalterati, per l’assenza di atmosfera. Dunque sarebbe bastato inviare una sonda automatica a sorvolare il Mare della Tranquillità, sonde che i sovietici inviavano già da un decennio, per documentare fotograficamente che non c’erano né la base del LEM, né la targa ricordo, né la bandiera a stelle e strisce, né l’impronta degli scarponi degli astronauti. I sovietici non l’hanno fatto perché sapevano benissimo che quelle tracce c’erano. Del resto nei primi anni Settanta ci furono altre spedizioni sulla Luna. Se si fecero realmente, non si capisce perché una tecnologia esistente nel 1970 non potesse essere disponibile nel 1969. Se si trattò ancora di un semplice spettacolo televisivo, non si capisce perché le autorità americane abbiano rischiato inutilmente che la truffa fosse infine clamorosamente smascherata. Insomma, basta un minimo di riflessione critica per comprendere che i negatori dell’impresa sono complottisti deliranti.

Invece sono molto seri gli interrogativi sulla versione ufficiale della vicenda di Mani Pulite: un gruppo di magistrati coraggiosi e onesti hanno smascherato la corruzione di tutta una classe dirigente, portando una ventata di moralizzazione. Tanti fatti inducono a riflettere. Intanto il comportamento del Presidente della Repubblica, il democristiano Cossiga, notoriamente uomo di fiducia dei servizi segreti americani. Per 5 anni del suo settennato fu il presidente più discreto e silenzioso della nostra storia. Improvvisamente, dopo il crollo del muro di Berlino, cominciò le famose picconate. Una serie di esternazioni a raffica, veri e propri insulti nello stile che sarà di Grillo, contro tutto e tutti, compresi i suoi compagni di partito. Col senno di poi, è lecito sospettare che lo facesse per minare il sistema e preparare il terreno a una svolta in Italia. Nel frattempo, il Britannia, il panfilo della regina d’Inghilterra, al largo dell’Argentario ospitava senza tanti clamori banchieri, economisti e politici, probabilmente non per farsi una partita a briscola ma per discutere gli assetti politici, economici e finanziari dell’Italia, dopo la fine della minaccia sovietica, con l’URSS dissolta. A questo punto i magistrati milanesi, un gruppo di uomini di legge sicuramente bravi e in buona fede, decisi a stroncare una corruzione politica altrettanto sicuramente diffusa e ramificata, fra i quali magistrati un giovane Di Pietro sospettato di essere un uomo della CIA, distruggono letteralmente i partiti della prima repubblica, in particolare la DC e il PSI, i cui capi Andreotti e Craxi, buoni collaboratori degli USA quando si trattava di arginare l’URSS, avevano innervosito i padroni americani a Sigonella e gli israeliani con la loro politica di apertura agli arabi. Dc e PSI erano inoltre i gestori e i fruitori, con la corruzione e il clientelismo, della potente industria di Stato, una rete appetibilissima di imprese all’avanguardia nel mondo. Ebbene, il risultato di tutto quello sconquasso fu la cosiddetta seconda repubblica, totalmente asservita agli Usa e ad Israele, e la privatizzazione di gran parte del settore statale dell’economia, un vero e proprio saccheggio di risorse pubbliche affidato, con sadica perfidia, proprio alla sinistra dei Prodi e dei D’Alema. Questa è una ricostruzione avallata da troppe concatenazioni logiche perché sia campata in aria.

Se la negazione dello sbarco sulla Luna è complottismo delirante, credere in buona fede alla versione ufficiale sull’11 settembre sarebbe prova di cretineria. Un’azione improvvisa e devastante coglie completamente di sorpresa gli apparati di sicurezza americani. Resta solo un panorama di fiamme e ceneri. Ci aspetteremmo dunque che le indagini, partendo da zero, giungessero a qualche conclusione solo dopo molto tempo. Invece poche ore dopo l’evento vengono snocciolati i nomi di tutti i colpevoli. Era successo che nell’incenerimento generale si era salvato, guarda caso, il passaporto di Atta, il capo degli attentatori. Dunque si trattava di un gruppo di mezzi beduini fanatici che, dopo un corso di pilotaggio di 15 giorni, erano stati in grado di dirigere dei grandi aerei passeggeri contro due grattacieli e contro il Pentagono, una costruzione bassa per colpire la quale fu necessario un volo a bassa quota di estrema precisione. Le torri, collassate e non semplicemente bruciate nonostante la loro struttura in acciaio, in realtà sono tre, mentre gli aerei hanno colpito due torri. Pochi sanno della terza torre, perché la notizia, troppo imbarazzante per la versione ufficiale, è stata data a malincuore e raramente ripetuta. Per le autorità sarebbe collassata per il calore delle fiamme vicine, propagatesi alla terza torre. Insomma, un edificio di decine di piani con una struttura in acciaio, collassa per un fuoco di riporto! Castroneria che si può bere chi, come me, non saprebbe costruire nemmeno una cuccia per cani. Non credo che ci sia un docente di Scienza delle Costruzioni in buona fede che sia disposto a sorbirsi un simile intruglio. Purtroppo anche nel caso dell’11 settembre c’è un complottismo delirante che con le sue supposizioni folli finisce con lo screditare pure chi tenta indagini serie. L’ipotesi più probabile è che gli analisti del Potere imperiale sapessero che si avvicinavano tempi di crisi del sistema, che Cina e Russia avrebbero rialzato la testa e che pertanto ci si dovesse preparare a un eventuale scontro da posizioni di forza. Così si è probabilmente lasciato agire un gruppo di fanatici, infiltrandoli e facilitando il loro compito, magari minando alla base gli edifici con una carica esplosiva tale che ha finito per inghiottire anche un terzo grattacielo. La scossa emotiva e la propaganda ben orchestrata hanno permesso una serie di guerre, ufficialmente contro il terrorismo, per impadronirsi di aree strategicamente importantissime, per circondare di basi Russia e Cina, per dispiegare missili nell’Europa orientale presentandoli come una difesa dai terribili, ma inesistenti, missili intercontinentale iraniani! Per credere alla versione ufficiale dell’11 settembre bisogna aver portato il cervello all’ammasso.

Le scie chimiche non sono un sospetto, sono un fatto. Basta alzare gli occhi al cielo per vederle. Non possono essere le normali scie dei jet perché non sono sottili e labili ma larghe, persistenti per ore, progressivamente sfrangiandosi. Non sono le scie di aerei di linea perché non seguono rotte e orari regolari. Coprono il cielo da ogni direzione e in modo imprevedibile. Si tratta chiaramente di aerei militari. Probabilmente non c’è nulla di grave né di particolarmente preoccupante, ma ci vorrebbe una seria inchiesta per spiegare il fenomeno e dissipare le dicerie dei complottisti fantasiosi. Non sarebbe difficile stabilire da quale aeroporto decollano gli aerei, chi li guida e da chi prende gli ordini. Se a un certo punto l’inchiesta si scontrasse col segreto militare, sapremmo con chi abbiamo a che fare. Non si fa niente di niente perché manca la pressione di un’opinione pubblica ridotta alla catatonìa della demenza. Non si fa niente perché viviamo nel totalitarismo più onnipervasivo che questo pianeta abbia mai sperimentato, un totalitarismo che non ha bisogno di repressione poliziesca perché ha messo a punto un sistema di condizionamento emotivo e di uso degli strumenti propagandistici tanto subdolamente insinuante da produrre un vero e proprio lavaggio del cervello all’insaputa degli interessati.

Luciano Fuschini
Fonte:http://www.tifoandria.ittifoandria.forumattivo.comgiornaledelribelle.com/
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